Secondo Cerved il rischio di default delle imprese italiane è salito al 6,22%.

Il dato è preoccupante, e le procedure concorsuali sono il termometro della situazione. Di seguito un estratto dell’articolo di oggi pubblicato su Quotidiano Nazionale, con un contributo di Giacomo Barbieri.

Dal 2020 in poi ci siamo talmente abituati a un andamento anomalo delle procedure concorsuali al punto da arrivare a meravigliarci per il modesto rimbalzo che si è visto nel 2023. Le cause sono state diverse, e tra queste pongo l’accento in particolare sulla perdita di interesse da parte di molti creditori rispetto all’avvio di procedure che sarebbero arrivate fuori tempo massimo a causa delle tante deroghe introdotte durante la pandemia. Il trascorrere del tempo ha reso nella maggior parte di casi le prospettive di recupero dei crediti scarse o nulle, creando il fenomeno delle imprese zombie. Il super privilegio attribuito per legge alle garanzie concesse dal Medio Credito Centrale ha fatto il resto. La calma piatta che ha caratterizzato tanti tribunali potrebbe presto diventare un bel ricordo, perché storicamente esiste sempre un ritardo fisiologico, anche di alcuni anni, tra l’andamento dell’economia e l’emersione delle crisi aziendali”. È plausibile che nel 2024 tanti nodi stiano alla fine venendo al pettine, e il principale banco di prova sarà l’imminente pubblicazione dei bilanci chiusi al 2023.

Una risposta interessante può venire dalla composizione negoziata per la soluzione della crisi, il nuovo percorso di risanamento soft introdotto nell’autunno 2021, ma solo a patto di tenere alta l’attenzione sui possibili abusi da parte di soggetti privi della concreta possibilità di salvarsi. Il ruolo dei consulenti e dell’esperto indipendente, in questo senso, sarà determinante.