Una modifica agli articoli 180, 182-bis e 182-ter della legge fallimentare sta per modificare radicalmente la convenienza di proporre procedure di concordato preventivo e di ristrutturazione dei debiti.

 Agenzia delle Entrate e INPS infatti perderebbero la possibilità di bloccare le proposte di concordato e accordi di ristrutturazione ritenuti non convenienti per l’Erario, situazione che fino ad ora, nell’esperienza di chiunque si occupi a vario titolo di ristrutturazioni aziendali, si verifica con grande regolarità.

Il passaggio tecnico che consentirà al debitore di imporre all’Agenzia delle Entrate e a INPS le proprie condizioni è nelle mani del professionista incaricato di attestare la fattibilità del piano predisposto e la sua convenienza rispetto alla alternativa liquidatoria.

Nei casi in cui il piano preveda la continuità aziendale sarà essenziale che la valutazione svolta dall’attestatore metta a confronto i possibili esiti di una liquidazione giudiziale parimenti svolta in continuità, ovvero in esercizio provvisorio, nelle mani del curatore fallimentare.

Sarebbe infatti fin troppo scontato e fuorviante l’esito di un confronto tra l’ipotesi di continuità nelle mani dell’imprenditore rispetto a una liquidazione fallimentare che preveda la svendita dei singoli beni. Si deve ragionevolmente ritenere che un confronto svolto in questi termini non sarebbe sufficiente per ottenere l’omologazione della domanda.

Dando per assunto che la continuità sia possibile, essendo il presupposto sul quale si fonda la proposta del debitore, bisognerà fare uno sforzo in più per dimostrare, sulla base di criteri oggettivi e di valenza scientifica, che la continuità nelle mani del debitore sarebbe in ogni caso più conveniente (per i creditori) di quella affidata a un possibile curatore fallimentare.

Posta in questi termini è facile comprendere come la costruzione del piano e la sua successiva attestazione non possano essere improvvisati e possano realisticamente portare a una maggiore soddisfazione per il ceto creditorio.

Capire se ci troviamo davanti a un “liberi tutti” o all’auspicabile opportunità di salvare imprese insolventi per garantire la tenuta complessiva del sistema economico italiano dipenderà dal filtro che sapranno fare i Tribunali fallimentari e i Commissari giudiziali incaricati di valutare le proposte presentate.

Da questo punto di vista non si può che fare un plauso alla tempestività con la quale il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ha messo in revisione il Documento dedicato a “Principi di Attestazione dei piani di risanamento”, la cui fase di pubblica consultazione si è conclusa ieri.

Riporto un articolo del collega Marcello Pollio che spiega perfettamente la novità.

 

Ovviamente, trattandosi di un tema che sta particolarmente a cuore a me e a miei colleghi di Studio, sono più che disponibile a un confronto a tutto campo con imprenditori e professionisti. Parliamone!

Marcello Pollio articolo 12 novembre 2020